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Saturday, January 13, 2007

Accentate, pt. III

Leggendo A ciascuno il suo (classico di Sciascia) ho notato un uso delle accentate differente da quello che ho illustrato nei precedenti post(s) su quell'argomento. Non è un errore, ma è semplicemente un uso diverso da quello oggi prevalentemente diffuso. Comunque, c'è una certa logica.
Vado a illustrare il tutto.
L'edizione in questione è la Einaudi 1966 (ottava edizione), di cui accludo una pagina di esempio con l'accento acuto su "i" e "u":


(ingrandite, altrimenti 'un si vede nulla)
Il sistema standard, come ricorderete, prevede tutti accenti gravi (ì, ù, à, è, ò), salvo i casi indicati di uso dell'accento acuto (-ché, sé, né). Se osservate, in queste due pagine trovate
"í" ed "ú"; esempi: "cosí", "sí", "piú". Come mai? :| :| :|
Il sistema "alternativo" è dovuto propriamente a una logica diversa di segnatura, che hai anche i suoi punti di forza. Praticamente funziona così: 1) accento GRAVE per TUTTE le vocali APERTE (à, è, ò); 2) accento ACUTO per TUTTE le vocali CHIUSE: ó ed é negli ovvi casi già esposti, í ed ú perché sono giocoforza chiuse (provate a pronunciare una "i" italiana aperta... :o ).
Il sistema standard - lo ricordo - prevede che si usi l'accento grave anche per "ì" e "ù" dato che per esse, così come per la "à", non si può distinguere il grado di apertura (in italiano, il grado di eventuale apertura anche della "a" non ha significato).
Come vedete, entrambi i sistemi hanno una certa logica. A voi la scelta... tenuto presente che, se scrivete al computer, il sistema standard è l'unico praticabile, non essendovi i tasti per "i" e "u" con accento acuto... a meno di non smanettare continuamente coi codici ASCII o con la mappa caratteri per gli utenti Windows... :D
Riferimenti: il solito Serianni, ma anche Dardano/Trifone, La lingua italiana, Zanichelli, un'altra guida molto valida, ben più sintetica e di certo non comprensiva di quasi tutto lo scibile grammaticale come il Serianni invece è, ma un ottimo prontuario per la maggior parte dei casi.
Non ho controllato se la Einaudi ha mantenuto quel suo standard di accentazione anche in tempi recenti o si è "convertita" al mainstream (!!!) in questo senso. Vero, avrei dovuto farlo per completezza... ma... non ne avevo proprio voglia... se qualcuno lo fa al posto mio, gliene sarò grato (commentare all'uopo, con esempi, please... :D :D)

8 Comments:

Blogger SoulChoppa said...

Non c'entra con gli accenti, ma con lo scoppiettante mondo dei caratteri tipografici in editoria sì: ho appena finito di leggere il romanzo "Bouvard e Pécuchet" di Flaubert, edizione BUR, tradotto da quell'altisonante di Gioia Angiolillo Zannino, che ha trasformato -mortaccini sua- TUTTE le frasi interrogative indirette in interrogative dirette.
Un esempio: "egli si chiedeva se non fosse giusta la sua decisione?"
Un altro: "e con questo chiuse la conversazione che forse non gli sembrava adatta?".
Non so se sia colpa della traduttrice (probabilmente sì) o dei tipografi/correttori di bozze.
Il risultato è comunque fastidiosissimo e rende la lettura di un libro tanto bello un supplizio.
Considero pertanto il problema degli accenti meno grave (ma nondimeno interessante).
Ciao!
ps: puoi dire al tuo compaesano di ricomparire nel web? qui si sente la mancanza!

January 13, 2007 6:50 pm  
Blogger Radiant said...

Ommioddìo... pessima notizia... Eh sì, tieni ragione, gli accenti tutto sommato son meno urtanti. Cionondimeno, meglio (molto meglio) se son scritti giusti IMHO. :D Ma sono un po' di parte.
Per quanto riguarda il punto interrogativo al termine dell'interrogativa indiretta, è un errore e non c'è nulla da aggiungere (cfr. il già citato Dardano-Trifone; nella mia edizione al par. 2.6.3: "le interrogative dirette non hanno il punto interrogativo", corsivo mio). Quindi... fai pure le tue rimostranze alla BUR. La colpa di chi è? Difficile dirlo... la responsabilità, che è cosa ben diversa, credo proprio che sia dell'editore.
Il mio compaesano chi? Ntxeon? Se è a lui che ti riferisci (ho visto che hai fatto un commentino anche a lui!), ha fatto un post nuovo quest'oggi.

January 14, 2007 11:38 am  
Blogger giacomov said...

e allora diamo il nostro umile ma rigoroso apporto al curioso tema... Non mi metto a scannerizzare le pagine ma, come suol dirsi, FíDETE (con vocali rigorosamente chiuse, a proposito).
Numero uno. Prendiamo un classico pubblicato nella prima storica edizione da Einaudi, ancora più indietro di Sciascia, cioè nel '48: La nausea, J. P. Sartre; la presente edizione, però, è l'ultima a disposizione, ovvero la diciottesima, 2006; presumibilmente nella prima ci si trovavano í ed ú acute, resta da vedere se il testo è stato ora adeguato alla norma corrente o no. La risposta è no (aperto a caso, pag. 78: lunedí, laggiú, piú, cosí; ottima pagina).
Numero due. Avviciniamoci ad oggi ma non troppo, e soprattutto cambiamo editore. L'amico ritrovato, F. Uhlman, decima edizione Feltrinelli, 1987; pagg. 60-61: così, più, sempre accento grave. Ok.
Numero tre. Se torniamo a Einaudi, anche con tutt'altro tipo di testo (Breve storia della filosofia nel Novecento, F. D'Agostini, 1999) non si scappa: pag. XXVIII, cosí e piú hanno accento acuto.
Uguale per le edizioni storiche Einaudi di Calvino, ma attenzione: su un Palomar dell'attuale collana Mondadori (non metto più pagine ed esempi)... accenti gravi! Hai un Palomar Einaudi per fare un confronto?

Che dire... forse Einaudi continua a mantenere la pratica più desueta per sottolineare una sorta di finezza ed elganza in più, in accordo con la propria nobile storia anche in tempi in cui purtroppo quella storia si è dovuta piegare ignobilmente al padrone Puffone e al suo impero editoriale. Che tristezza. Ma questa è un'altra storia.

January 14, 2007 12:46 pm  
Blogger Radiant said...

Ottima ricerca! Mi congratulo. Non ho un Palomar Einaudi in casa per controllare (a meno che non ce l'abbia mio padre, chissà dove dunque... :| ). Decisamente, si potrebbe fare un giro in biblioteca per vedere (lì dovrebbero averlo...). Cosa che farò nel pomeriggio, credo.
Dalle riflessioni che ho fatto (adesso dimmi te che malato di mente che sono, mi metto a riflettere sui sistemi di accentazione...) ho comunque concluso che entrambe le modalità sono parimenti accettabili e logicamente corrette. Ho pensato che quella "standard" è prevalente per la sua maggior semplicità, in accordo con molti altri comportamenti linguistici ben noti. Voglio dire... è solo leggermente più semplice... ma sappiamo che alle lingue basta poco...
Certo che questo post, assieme ai precedenti, sta diventando un vero e proprio compendio specialistico sull'accentazione italiana! Sarà il caso di segnalarlo a qualche editore? Non prima, naturalmente, di aver deciso a quale "scuola" accentuativa uniformarsi... :D

January 14, 2007 1:48 pm  
Blogger giacomov said...

Sottoscrivo!

January 14, 2007 2:21 pm  
Blogger SoulChoppa said...

...viene da pensare che i traduttori dei classici francesi non posseggano la "Charmap", grandioso programmino utilissimo a tutti noi aspiranti impiegati nel mondo dell'editoria.
Radiant, mi riferisco al tuo concittadino Princeps.
...perchè è un tuo concittadino, vero?
digli che qui gli si lasciano righe e righe di commento ma che lui altamente se ne frega.
Baci

January 14, 2007 10:50 pm  
Blogger Radiant said...

Non è mio concittadino! :D Anzi, anche io è un sacco di tempo che non lo vedo/sento. Non so dove sia sparito. Quindi, mi sa che non ti posso aiutare in questo senso.
Non è che se ne frega comunque... è che ogni tanto sparisce e poi ricompare.
Ah, per la tipografia informatizzata il consiglio migliore sarebbe adoperare TeX (e LaTeX), non sono così difficili come sembrano e i risultati sono eccellenti. Per quanto TeX sia stato in realtà inventato per il typesetting di documenti scientifici e con formule matematiche, è ottimo anche per il lavoro editoriale "umanistico". Ci hanno fatto pure dei packages specifici per fare le edizioni critiche... :| E, soprattutto, per rimanere nel tema del post, una volta che si sa come adoperarlo, si possono fare tutti i tipi di accento e simbolo su qualsiasi carattere con una combinazione di tre o quattro caratteri di comando. Altro che mappe caratteri... per quanto, devo ammettere, siano utilissime e pressoché irrinunciabili per spulciare in tempo reale il proprio charset alla ricerca di quel-simbolo-che-mi-serve-in-questo-momento... Tutti i miei lettori sicuramente sanno la sensazione che si prova in quei momenti... :o :o :o

January 14, 2007 11:31 pm  
Anonymous raffaella said...

è deleterio leggere questi post a quest'ora.

aita aita!

:p

mi devo decidere a scriverti uno di qs giorni! :| mi sto isolando sempre più dal mondo, causa studio matto e disperatissimo.

a proposito, buona notizia per 1 esame, barbero l'ho scampato da codarda :p

:D a presto!

January 20, 2007 4:05 am  

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